È trascorsa più di una settimana dall’evento podistico più importante della città di Bologna e mi sembrava doveroso scrivere due righe su questa giornata, che per me è stata particolarmente importante.
Più di 250 Capponi erano impegnati nelle tre diverse distanze: i 42,195 km della Bologna Marathon, i 30 km dei Portici e i 21,097 km della Run Tun Up.
Anch’io c’ero e ho corso, per la prima volta, la distanza dei 30 km.
A differenza di tanti Capponi, posso dire che corro e partecipo alle gare da relativamente poco tempo. Fino a domenica 1 marzo 2026 mi ero fermata alle mezze maratone, che ormai erano diventate la mia comfort zone.
Nemmeno in allenamento ero mai riuscita ad andare oltre i 21 km, quindi il mio stato d’animo nella settimana che precedeva la 30 km dei Portici era piuttosto agitato: avevo molta ansia, ma allo stesso tempo non vedevo l’ora di correre. Ero emozionata.
Posso confermare che la settimana prima della gara è stata intensa, e non solo dal mio punto di vista personale. Ho percepito la stessa emozione anche nei miei amici runner. Perché si può andare anche dall’altra parte del mondo o correre la maratona di New York, ma gareggiare nella propria città, quella in cui sei nato, oppure quella in cui magari non sei nato ma dove vivi da vent’anni e che ormai senti tua, regala un’emozione unica.
Anche se il percorso lo conosciamo bene e magari non è il più spettacolare del mondo, abbiamo corso davanti casa o sulle stesse strade lungo le quali ci alleniamo durante la settimana. Eppure, percorrerle proprio in quel giorno ha fatto nascere sensazioni ed emozioni completamente diverse.
Ad aumentare ansia, emozione e adrenalina c’era anche l’organizzazione della giornata da parte dello staff del Passo Capponi.
Quest’anno, oltre all’obiettivo di arrivare al traguardo e conquistare la medaglia, ce n’erano altri due: la “foto del secolo” prima della partenza e la festa in quella che ormai non si chiama più Piazza dei Celestini, ma Piazza Capponi.
Parliamo della foto del secolo, così definita dal nostro presidente.
Quest’anno ricorre il decennale del Passo Capponi e l’associazione ha superato i 500 iscritti: era quindi quasi obbligatorio fare una foto come si deve sulla scalinata più importante di Bologna, quella di San Petronio.
“Ma sì, sarà solo una foto…” penserete.
In realtà no: la foto del 2026 alla Bologna Marathon, con più di 250 Capponi presenti, rappresenta sia un punto di arrivo sia un punto di partenza.
Il punto di arrivo è quello di un gruppo di persone che ama condividere la corsa non solo come fatica fisica, ma anche come amicizia, divertimento, socialità e inclusione. Nel Passo Capponi ci sono tanti atleti e atlete forti, ma non conta soltanto arrivare sul podio: conta sostenersi a vicenda, fare gruppo, essere amici.
Il punto di partenza, invece, è la capacità e la voglia del Passo Capponi di guardare avanti, di fare sempre qualcosa in più, di aprirsi a nuove opportunità e di organizzare eventi che fino a oggi non erano mai stati realizzati.
E veniamo alla festa.
Anche quest’anno, Passo Capponi è riuscito a organizzare il tradizionale “terzo tempo” al Duca d’Amalfi, che si è trasformato in una vera e propria festa. Ma non solo: quest’anno l’associazione ha voluto fare ancora di più, mettendo a disposizione più spazio per lasciare le borse e cambiarsi sia prima sia dopo la competizione, sempre al Duca d’Amalfi.
Sono tutte cose che possono sembrare scontate, ma in realtà non lo sono affatto. Rappresentano un’attenzione, o meglio, un supporto, che Passo Capponi sente di dover dare ai propri tesserati.
Poi è chiaro: nessuna organizzazione è perfetta. Ma è sempre meglio fare, o almeno provare a fare, piuttosto che non fare nulla.
E a noi del Passo Capponi ci piace fare perchè facendo cose … ci divertiamo anche!
By Anna la Saggia